Book reviews 30/05/2016

 

Giaccoperta todeschiniomo Todeschini

La banca e il ghetto.

Una storia italiana (secoli XIV-XVI)

Laterza, 2016

 

La banca e il ghetto sono due invenzioni italiane. Nel 1516 veniva fondato il ghetto di Venezia. Negli stessi anni, sempre in Italia, si assisteva alla nascita di un nuovo modello finanziario, destinato a grandi fortune: la banca pubblica. Questa coincidenza non è casuale. La banca e il ghetto sono le due costruzioni complementari di una modernità che riconosce nella finanza l’aspetto più efficace del governo politico. La banca diventa in Italia, tra Medioevo e Rinascimento, un’invenzione strategica grazie alla quale le oligarchie cristiane al potere (dagli Sforza ai Gonzaga ai Medici, dal papa alle élites di Venezia o Genova) controllano direttamente lo spazio sociale che dominano. Si crea così la possibilità di indicare come economia ‘dubbia’ quella in cui operano gli ‘infedeli’. Il prestito a interesse e le attività economiche affidate dai governi agli ebrei sono derubricate ad attività minori e non rappresentative dell’economia ‘vera’ degli stati. Questo percorso conduce alla delegittimazione progressiva della presenza ebraica in Italia e culmina con l’istituzione dei ghetti.

 

coperta zanoboni.jpgMaria Paola Zanoboni

Donne al lavoro nell’Italia e nell’Europa medievali (secoli XIII-XV)

Juvence, 2016

Prendendo in considerazione la svariata casistica italiana ed europea tra il secolo XIII e la fine del XV, questo libro intende sfatare i molteplici luoghi comuni sul lavoro femminile medievale che lo consideravano limitato soltanto ad alcune attività del comparto tessile ed alimentare, sottopagato, in costante dipendenza o correlazione con l’attività del consorte, esterno alle corporazioni per volontà delle corporazioni stesse. Un po’ dovunque, in Italia e in Europa, nel secolo XIII come nel XV, la realtà era invece un’altra: donne che lavoravano in tutti i possibili settori, compresa l’edilizia, le miniere e le saline; imprenditrici che si autofinanziavano con propri capitali ottenuti dalla vendita di abiti e gioielli; retribuzioni commisurate “alle reali capacità” e quindi non dipendenti dal genere; donne che col proprio lavoro riuscivano a mantenere sé stesse e familiari in difficoltà, o a saldare i debiti dei mariti; nobildonne impegnate nelle attività più varie: dall’organizzazione di laboratori per il ricamo, alla gestione di miniere, alla direzione di opere di bonifica, all’impianto di caseifici, alla gestione di alberghi. Dotate di notevolissime capacità organizzative nella flessibilità estrema dei loro ruoli, erano le donne stesse a tenersi fuori dalle associazioni professionali, che, per parte loro, in genere ne tolleravano il “lavoro nero”,  senza escluderle , ma cercando al contrario di obbligarle ad iscriversi quando avevano necessità di tenerle sotto controllo. L’apprendistato femminile esisteva, spesso in modo informale, e tendeva ad emergere in casi particolari, quando erano le lavoratrici stesse ad aver bisogno di un attestato che dimostrasse le loro capacità (ad esempio nella lavorazione di materie prime preziose). Talvolta erano invece le corporazioni ad imporre alle donne la stipulazione scritta del contratto di apprendistato, soprattutto in settori importanti per la salute della collettività (come la confezione del pane).

The traditional opinion considered female labour in medieval age low paid worrk restricted to textile and feeding fields only and generally dependent on husband’s work, outside of guilds. On the contrary, a considerable body of evidence resulting from researches on Italian and European documents of XIII century up to the end of XV century, shows that during XIII, XIV and XV centuries in several European countries female work was employed in almost all fields of activity, including buildings, mines,  salt processing.  Women’s wages were proportional to their real capacity and were not conditioned by gender. In many cases women succeeded in supporting the whole family (or discharging their husband’s debts) by their own work. Moreover some women sold their dresses  and jewels to obtain capitals in order to establish a firm. Noblewomen were involved in very different jobs as embroidery workshops organization, mines and reclamation management, dairy establishment, hotel management. Women showed a remarkable ability in work organization in spite of the enormous variety of their tasks and they preferred to be outside of guilds;  on the other hand guilds tolerated this type of black work  but tried to compel women to be registered when a special control was needed. Female apprenticeship was often informal but in particular cases it was displaied when workers needed to demonstrate their ability in some jobs such as precious raw materials manufacture.  In other cases guilds  obliged women to stipulate a written apprenticeship contract, particularly in public health fields, for example to knead bread.

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