Fernand Braudel, l’Istituto Datini e Prato 1954-1985

di Angela Orlandi

CatturaIl 27 novembre 1985 moriva Fernand Braudel, forse il più grande storico del secolo scorso. Nel trentennale della scomparsa, la Fondazione Datini ha dedicato al suo primo Presidente questa mostra documentaria. Si è deciso di posticiparne l’inaugurazione, per farla coincidere con l’avvio della XLVIII Settima di Studi, non poteva essere diversamente considerata l’importanza che lo studioso francese annetteva a quegli incontri.

Per la preparazione dei testi abbiamo utilizzato quasi quattrocento missive, una quarantina di verbali delle riunioni del Consiglio Direttivo, biglietti, telegrammi, articoli di giornale, comunicati Ansa, dépliants, numerosissime fotografie che a volte parlano più delle parole; si tratta di una ricca documentazione conservata nel Fondo Melis e nell’Archivio del Centro Internazionale di Storia Economica. La folta corrispondenza tra Fernand Braudel e Federigo Melis, ne fa i maggiori interpreti di questo racconto.

Il percorso virtuale su cui si snoda la mostra, si sviluppa su tre grandi temi:

Fernand Braudel e Federigo Melis: storia di amicizia e passione comune

Fernand Braudel e l’Istituto Datini

Fernand Braudel e Prato

Attraverso Braudel abbiamo provato a rileggere aspetti della storia dell’Istituto Datini e del suo fondatore Federigo Melis. Le missive che i due grandi studiosi si scambiarono, svelano molti aspetti della personalità e degli intenti dello storico francese. Ci limitiamo a ricordare il tentativo, riuscito anche attraverso l’istituzione che dirigeva, di aprire la ricerca, e non solo quella francese, a orizzonti più ampi. Le nostre carte ci mostrano uno studioso pienamente consapevole del suo prestigio internazionale ma anche conscio che l’Istituto Datini gli offriva la presidenza di un Comitato Scientifico di altissimo livello internazionale.

Accanto a questi aspetti, gli scambi epistolari ci offrono i tratti di un uomo che, pur maturo, era capace di stupirsi e rallegrarsi per ogni nuova amicizia come quella che stava nascendo con Melis, capace di entusiasmarsi per i viaggi e le piccole gite che Federigo organizzava per lui, capace di compiacersi della grande convivialità che caratterizzava le Settimane pratesi, nonostante qualche preoccupazione per le spese a volte consistenti. Lo scopriamo anche in alcuni tratti di padre e marito pronto ad aprire la sua casa ai nuovi amici.

Braudel seppe intrecciare con Prato e i pratesi un positivo legame probabilmente favorito dal fatto che, negli anni delle sue frequentazioni, la città stava vivendo ancora un adeguato fermento economico e una inusitata effervescenza culturale.

Insomma una avventura intensa quella che unì Fernand Braudel all’Istituto Datini e a Prato, uno scambio quasi alla pari che si allentò, senza interrompersi, quando, nel 1984, Braudel divenne Accademico di Francia e, per l’incompatibilità delle cariche, fu costretto a lasciare la presidenza dell’Istituto. Mentre entrava a far parte del ristretto novero degli “immortali”, l’Istituto Datini lo accolse nel suo Comitato d’Onore.

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